Sabato 26 settembre sono stata con alcuni amici a Roma, alla manifestazione contro la mafia e a sostegno dei magistrati che ancora, a distanza di 17 anni, indagano sulla strage di via D’Amelio, vittime Paolo Borsellino e la sua scorta.
Molti di noi erano già stati a Palermo il 19 luglio scorso e rivedersi in quel contesto è stato bello. E’ bello vedere gente che arriva da tutta Italia e che tramite facebook si riconosce e si abbraccia come amici di vecchia data. Ciò che ci unisce è la voglia di verità, di giustizia, di legalità, è la voglia di avere un’Italia diversa, a piena civiltà, un‘Italia di cui essere orgogliosi, un’Italia il cui parlamento almeno non abbia condannati, e magari anche vi siano persone serie alle quali importa davvero il bene collettivo.
Il “popolo delle agende rosse”, della gente per bene, era lì accanto ai magistrati siciliani che ancora non si arrendono all’oblio della giustizia negata e dell’impunità per quello che può essere considerato il più grave lutto della nostra nazione, in cui lo Stato appare sempre più gravato di responsabilità e coinvolgimenti.
Accanto ai magistrati per sostenerli nella ricerca della verità per quei servitori dello Stato che tutto hanno dato per tutti noi.
Siamo poi stati felici di non esserci scoperti pazzi, mossi da rivalse personali, circa i nostri responsabili allarmi che da anni lanciamo sulla condizione interna di IDV.
In pochi giorni ci siamo trovati in ottima, illustre e sapiente compagnia:
leggere gli articoli di Paolo Flores d’Arcais sull’ultimo numero della rivista Micromega (Marco Zerbino: “C’è del marcio in Danimarca: IdV regione per regione dove si parla anche di Liguria e noi), sulla LaStampa 25/09/09 e sul benvenutissimo Fatto Quotidiano.
Ascoltare le dichiarazioni finali di Borsellino su IDV e Di Pietro, soprattutto quando chiede a Di Pietro di liberarsi delle “scorie”, per essere davvero il partito del rinnovamento, quelle di Sonia Alfano, quando dice che noi dibbiamo lottare per affermare la verità e che i panni sporchi, se non si vogliono lavare in famiglia....fuori....se non ci sono informative. O la determinazione di Luigi De Magistris nel voler portare la discussione del problema "dove c'è ascolto" respingendo il penoso invito del capo dello Stato a non discutere scandali in Europa.
Anche noi abbiamo fatto la nostra parte non accettando censure, intimidazioni o lusinghe da parte di nessuno, perché siamo e resteremo cittadini liberi, forti del popolo dell’agenda rossa, per gridare ciò che sta accadendo. Non staremo mai zitti, “non molleremo mai” e se non ci vogliono sentire, urleremo e ci batteremo per protestare contro tutto ciò che è opportunismo, falsità, ipocrisia, comportamenti intimidatori e mafiosi anche se questo vorrà dire inevitabilmente esporsi anche al “fuoco amico” di qualsiasi sempre più gravoso e insidioso avversario politico.
Riuscire a neutralizzare e rendere inoffensivo questo sarebbe già cogliere un indispensabile presupposto per mirare alle comuni “battaglie” dichiarate.