"IDV e i movimenti"
Ecco cosa ho mandato a Paolo Flores D'Arcais per il dibattito pubblico da lui aperto :
"Gentile Direttore,
ho letto la Sua proposta a Di Pietro, con le relative risposte, e vorrei inserirmi nel dibattito esprimendo alcune brevi considerazioni alla luce della mia esperienza in IDV (dal 2003 al 13 novembre 2009) e nel movimento di Grillo (dal 2005 ad oggi).
Le candidature di De Magistris, Sonia Alfano ed altri soggetti della società civile sono, ovviamente, buona cosa, e anche di ottimo auspicio, ma, purtroppo, rare eccezioni che confermano la sconfortante regola che Lei lucidamente ha messo in evidenza: una classe politica di partito priva dei minimi requisiti di autonomia di giudizio e neppure qualità etica. Il rischio è, appunto, quello di fare le “foglie di fico” in un partito il cui leader, a parole, condivide un rinnovamento della gestione ed organizzazione del partito.
In sostanza, non credo siano le poche eccellenti candidature a poter rappresentare una svolta qualitativa di IDV, ma invece, come Lei auspica, una reale apertura del partito alla migliore partecipazione della società civile, condizioni ad oggi del tutto ridotte “allo specchietto per le allodole” a beneficio di molti impresentabili politicanti locali reclutati a servizio. Realtà largamente maggioritaria che non può essere ridotta ad eccezioni, errori di valutazione, ma a metodo e sistema scelto per calcolate finalità di gestione monocratica del potere. Finalità che se da un lato garantiscono compattezza nell’azione di opposizione di governo (per la sola presenza degli yes man), dall’altro, impedisce la costituzione di un partito e di una classe dirigente credibile (che certamente garantirebbe non solo una forte opposizione di governo, ma anche un partito democratico con rappresentanti di partito realmente rappresentanti i valori espressi quotidianamente da Di Pietro….coerenza tra ciò che dice e ciò che si fa).
Si arriva quindi all’adagio machiavelliano se il fine possa giustificare i mezzi. Questa classe dirigente di partito in larga parte non selezionata su requisiti di coerenza e serietà politica non contempla certo una apertura seria, una partecipazione selezionata sulle migliori motivazioni e capacità. Criteri indispensabili ad avvicinare persone serie e affatto per soddisfare gli appetiti dei beneficiati di turno alle gestioni locali. Vera pulizia da fare in IDV, che non significa (solo) non avere persone condannate, ma non avere persone che usano la politica per interessi propri (e per saperlo basterebbe interessarsene seriamente).
Incredibilmente poi Di Pietro sostiene che bisogna stare dentro per combattere, quando proprio all’interno del partito tutto è sempre stato fatto per scoraggiare e frustrare le migliori intenzioni e pratiche (e riguardo alla mia esperienza personale accetto qualsiasi sfida di merito) negando anche le minime disponibilità all’ascolto o al non agire in senso avverso. Tutto ciò per dirle che fino a che non vedo i fatti, nonostante il cuore, non credo in questi partiti, compresa l’attuale IDV, ma ho anche forti dubbi sulla Sua proposta di unificazione dei movimenti.
In quest’ambito ho alcuni anni di esperienza e, dai girotondini in poi, non ho mai visto movimenti della società civile concretizzarsi in una proposta politica alternativa. Ciò secondo me dipende da diversi fattori:
‐ ogni movimento ha la sua identità forte, e ha diverse modalità di approccio ai problemi, chi più frontale, chi più “diplomatico”, ognuno non vuole cedere nulla per mantenere perfettamente integro il proprio “statuto”. Con tali presupposti diventa molto difficile (anche se auspicabile) creare un coordinamento politico alternativo che nasca dalla fusione di più movimenti.
‐ già i singoli movimenti totalmente aperti hanno sempre dimostrato grossi limiti nella capacità autorganizzativa. Le spinte centrifughe prevalgono quasi sempre su quelle centripete, chi agisce per dividere quasi sempre prevale su chi cerca l’aggregazione e la sintesi.
Quindi, che fare?
Credo che un’alternativa si debba costruire con nuove garanzie di apertura alla partecipazione politica che contempli una nuova disciplina nella gestione dei soggetti politici (comunque definiti) escludendo arbitrarietà inaccettabili. Disciplina che tolga l’esigibilità dei diritti di partecipazione politica dalla disponibilità benevola o meno di circostanza del leader, condizione che non nega l’eventuale valore “carismatico” aggiunto, quando riconosciuto e riconoscibile. Disciplina che possa garantire la selezione di una classe dirigente sul merito delle motivazioni più che sulla fedeltà personale o l’interessata accondiscendenza. Una nuova partecipazione politica, che magari non preveda tessere ma solo contributi volontari, ma non esauribile con le proposte di candidature per lo più senza esito, ma che offra serie condizioni di impegno personale per selezionare nel tempo le reali motivazioni, in cui le elezioni dei responsabili avvengano dopo militanza attiva fatta negli anni (anche fuori dal movimento/partito, ma coerente con lo stesso‐vedi S. Alfano e De Magistris), in cui le candidature alle elezioni amministrative/politiche vengano scelte in modo palese e secondo requisiti minimi di coerenza politica e non per volontà dell’unico responsabile locale di turno.
Infine, nonostante la condivisione della ricerca di un impegno politico, il più affrancato possibile da interessi personali speculativi, ho qualche dubbio sulla proposta così stringente e rigida della limitazione ad un solo mandato, a prescindere dall’ambito istituzionale in cui viene esercitato (differente è il peso politico tra un consigliere municipale – praticamente nullo ‐ e un consigliere regionale. Su questo tema occorrerebbe aprire un altro dibattito). Penso che forse sarebbe più opportuna una valutazione dell’attività dell’eletto durante il suo mandato e la possibilità di ricandidarlo solo se è stato coerente ed efficace nel proprio incarico. Importante è il rapporto costante tra i militanti/elettori e gli eletti al fine di condividere al meglio le scelte; l’elezione deve essere un punto di partenza e non di arrivo. La stessa persona potrebbe essere un valore aggiunto e, non ricandidarla, potrebbe comportare una perdita di consensi inutile.
Cordialmente
Manuela Cappello - Consigliera Comunale indipendente (Genova) "